Le manifestazioni e i funerali

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Quando si consoliderà nei libri di storia l’immagine del 2 agosto accanto all’immagine delle atrocità dell’attentato resterà quell’altra immagine della città, la sua espressione di protesta civile, di fermezza democratica, di solidarietà in soccorso delle vittime. (Lanfranco Turci).

 

La città di Bologna non si mobilitò solo per portare soccorso ma fu immediatamente impegnata in una risposta di mobilitazione politica. Ancora prima dei funerali si svolsero numerose manifestazioni a testimonianza delle immediate reazioni della città: la sera del 2 agosto venne indetta una manifestazione in piazza Maggiore, il cuore della città; il 4 agosto 30-40 mila persone si ritrovarono nella stessa piazza.

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Una troupe di Punto Radio TV arrivò in stazione venti minuti dopo lo scoppio della bomba, riprese le immagini dei primi soccorsi, fece interviste e riprese durante le manifestazioni e durante i funerali in San Petronio ed in Piazza Maggiore.

Il giorno dei funerali, il 6 agosto, “non era possibile determinare quante persone fossero presenti”, come scrisse Torquato Secci.

Non ci si riusciva a muovere nelle piazze circostanti Piazza Maggiore e nelle strade che le collegano. Via Rizzoli era stracolma fino alle Due torri, via Indipendenza piena fino all’incrocio con via Irnerio.

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Non tutte le vittime ebbero, però, il funerale di Stato: solo sette le bare presenti in chiesa in mezzo alle quali camminò il presidente della Repubblica Pertini, giunto insieme a Cossiga, presidente del Consiglio dei ministri.

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“Sandro vieni con noi, non stare con gli impostori”, gridò un familiare di una delle vittime.
Ci fu anche chi come Anna Maria Montani, che alla stazione aveva perso la madre, rifiutò di stringergli la mano. “Mica per lui, che è una bravissima persona, ma semplicemente per quello che rappresenta. Ai politici, agli uomini dello Stato che non cambiano mai, io la mano la stringerò quando avranno fatto di tutto per trovare gli assassini di mia madre. Se Pertini ha sofferto, e sul serio ha sofferto, queste cose le deve capire”.

Fuori della chiesa, la gente in piazza iniziava già durante la messa a contestare le autorità. Dalla piazza si domandava ai rappresentanti delle istituzioni giustizia e chiarezza, le stesse richieste che fece il sindaco Zangheri nel suo discorso dal palco. Solo Pertini e Zangheri ricevettero degli applausi.
In questa occasione si mostrarono nuovamente i contrasti fra due diverse componenti politiche: chi si riconosceva nel partito comunista e nei sindacati e chi si sentiva più vicino alla sinistra extraparlamentare, al movimento. Lo striscione portato da questi ultimi (“La strage è dei padroni, nessuna delega alle istituzioni”) fu fatto allontanare dalla piazza.

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Dopo i funerali, la necessità di testimoniare solidarietà alle vittime e indignazione verso una strage così efferata, una strage di cui tutti i giornali del mondo si occuparono – dalla Francia all’Unione Sovietica, dalla Germania alla Cina -, si concretizzò nell’allestimento, spontaneo, di quella che fu poi definita la “rete del pianto”.

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Sulla recinzione posta in stazione a delimitare le macerie vennero portati fiori, striscioni, messaggi, poesie e lettere in cui alla pietà si accostava sempre la richiesta di giustizia e chiarezza.

 

 

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