Le prime ipotesi

Giungono varie rivendicazioni, di cui solo due saranno ritenute attendibili. La prima, il 24, perviene all’ANSA con la telefonata «di un uomo con accento siciliano, secondo la quale la strage non doveva essere considerata “una trama politica” ma un fatto di mafia»; inoltre «la bomba non era a tempo, ma telecomandata». La seconda giunge il 25 con una telefonata al «Corriere della Sera»: l’uomo sostiene che «la bomba non è stata messa a Firenze ma a Roma», da parte di «esponenti della mafia per il fatto della droga». Lo sconosciuto telefonista dà anche appuntamento al giornalista che gli ha risposto, il giorno dopo alla stazione di Firenze: qui si reca un funzionario della Digos, cui l’uomo conferma che la strage è partita «dalla mafia, dalla ndrangheta e dai politici perché per i loro traffici di droga avevano avuto fastidi dalla polizia». Dell’uomo, poi, si perdono le tracce. Giungono anche altre rivendicazioni, tra cui una di non meglio precisati “guerriglieri islamici”, due di “palestinesi di sinistra” e varie altre di organizzazioni della destra eversiva.

Si registra inoltre un primo, maldestro tentativo di deviare le indagini su una pista fasulla. Una relazione di alcuni ufficiali dell’Accademia di Livorno afferma che l’esplosione sia da attribuirsi ai fuochi artificiali che una delle vittime, Abramo Vastarella, portava con sé. L’ipotesi sarà presto giudicata del tutto inattendibile sul piano tecnico e dunque scartata.

Intanto giungono le prime analisi e prese di posizione. Il sostituto procuratore di Bologna, Claudio Nunziata, dichiara: «La pista nera è chiarissima. Basta leggere gli atti giudiziari di questi anni […]». È probabile, cioè, «che questa strage si inserisca nel solco delle altre, dal 1969 in poi». In particolare vi sono «molte analogie» con quella dell’Italicus, a partire dalla scelta del luogo, dove – aggiunge il giudice Imposimato – nel 1983 era stato sventato un altro attentato. Vi sarebbe dunque una continuità e la strage del 904 si inserirebbe appieno nella tradizionale strategia della tensione. Secondo Giorgio Bocca, invece, la strage potrebbe esser fatta «risalire a quei poteri occulti, a quei centri di criminalità politica e mafiosa che sono stati messi negli ultimi anni con le spalle al muro». Come si vedrà, è questa la lettura più vicina alle successive conclusioni della magistratura.

 

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