Insegnare gli anni Settanta

Insegnare gli anni Settanta

Attraverso la storia degli anni Settanta si può agevolmente attuare una sempre più necessaria educazione alla cittadinanza, ovvero interventi educativi che portino i giovani, e gli adulti, ad acquisire le “competenze necessarie ad esercitare i propri diritti e i propri doveri e a partecipare attivamente alla vita democratica della propria società”. Negli anni Settanta si trovano fatti e concetti importanti legati indissolubilmente allo sviluppo democratico, e quindi alla cittadinanza, quali l’azione collettiva, la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, la messa in discussione dei confini privato- pubblico, le richieste di riforme legate ai diritti civili e politici ed anche le minacce alla democrazia quali la violenza politica, lo stragismo e il terrorismo e le reazioni che i cittadini ebbero di fronte a questi eventi. La scuola può, e credo deve, essere l’agenzia educativa che si fa carico, almeno in parte, di lavorare su questi temi nella prospettiva storica e di educazione alla cittadinanza, così come sovente chiedono gli stessi studenti che, una volta opportunamente sollecitati, mostrano interesse e curiosità verso la storia di questi anni.

Gli obiettivi dell’intervento didattico possono essere molteplici, fra cui evidentemente portare gli studenti a conoscere momenti di storia italiana che sono da essi per lo più sconosciuti, anche perché pare esserci una interruzione nella trasmissione della memoria storica tra le generazioni. Nell’ottica di una didattica attiva si vuole offrire agli alunni l’opportunità di lavorare alla ricostruzione di momenti storici, tematizzando e problematizzando rilevanze e snodi anche attraverso un approccio – i luoghi, gli oggetti – per loro più familiare e far riflettere gli studenti su questi tragici eventi perché, problematizzandoli e contestualizzandoli, ne prendano consapevolezza. L’attività didattica potrà quindi riguardare sia l’insegnamento di storia che quella parte, estremamente importante e a volte purtroppo trascurata, che di volta in volta è stata definita educazione civica, educazione alla convivenza civile e che noi preferiamo chiamare educazione alla cittadinanza.

L’approccio laboratoriale può essere un “antidoto” per la disaffezione alla storia visto che permette un apprendimento attivo e non passivo, un fare e un saper fare che stimola l’interesse: l’utilizzo delle fonti diviene poi l’occasione per insegnare un metodo critico e per radicare più a fondo le conoscenze. E’ possibile introdurre un lavoro sui temi d’interesse fin dalle scuole elementari dovendo però considerare che, nelle indicazioni ministeriali attuali, l’unico spazio per la storia contemporanea in queste scuole è l’insegnamento di «convivenza civile», di certo sono le classi delle scuole  superiori che si prestano maggiormente per l’introduzione del laboratorio su stragi e terrorismo. Gli obiettivi didattici ed educativi che si possono raggiungere utilizzando questa metodologia sono numerosi e, evidentemente si differenziano per età degli alunni. Sono stati sperimentati differenti laboratori con risultati incoraggianti.

Se pensare ad un utilizzo didattico dei luoghi di memoria rispetto alla seconda guerra mondiale, alle stragi perpetrate in quel periodo e al sistema concentrazionario è diventata prassi consolidata, meno frequentemente si concepisce uno stesso uso per i luoghi delle stragi avvenute nell’Italia contemporanea. Il percorso didattico “Educare attraverso i luoghi: Bologna e la strage del 2 agosto 1980” si propone di realizzare, attraverso una visita a Bologna, un tragitto presente-passato-presente che parta dal presente degli studenti e dai loro interessi. Il percorso inizia alla Stazione, vero e proprio luogo di memoria, quindi ci si sposta alla sede dell’Associazione dei famigliari delle vittime, dove si incontrano testimoni della strage. Il percorso si conclude in piazza Maggiore, dove si trovano i simboli della memoria pubblica cittadina. Per ogni luogo viene fornita una scheda di analisi con particolare attenzione alla descrizione dei simboli. La proposta è rivolta alle classi superiori di primo e secondo grado, ma può essere programmata anche per la cittadinanza.

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